La Primavera del Botticelli

20-05-2014

… “arbitrium tu, dea, floris habe ” - Ovidio, Fasti, V, 210.
Il Mistero o un messaggio criptico? La Primavera è un bellissimo "racconto" fatto su una superficie.

 

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Realizzata con la tecnica dei colori a tempera su di una superficie in materiale di legno. L’opera è esposta presso la città di Firenze in una delle Sale del celebre Museo degli Uffizi ed è stata realizzata negli anni 1475-1478 all’incirca. Il quadro innanzitutto fa parte di quel genere detto Allegoria. L'allegoria è una rappresentazione artistica in cui le immagini riprodotte nell'opera personificano e quindi riproducono attraverso dei corpi fisici e degli oggetti, delle idee o dei concetti astratti in modo da poterli capire meglio. In questo caso il Botticelli nella sua opera cloris2hc0evoca e raffigura l’incantevole bellezza della Primavera quando arriva, con tutta la sua natura rigogliosa, abitata da ninfe e divinità varie, come voleva la tradizione. Nello sfondo possiamo notare un sorta di aranceto, nell’estrema destra si vede Zefiro cioè il vento più soffice e dolce, che afferra la ninfa Clori, che sembra cercare di fuggire e nella figura seguente, viene trasformata in Flora, la bella Dea romana della Primavera. Qua possiamo notare come il pittore abbia dato un senso di ritmo e movimento con le fronde degli aranceti alla destra, che vengono scosse dal (vento) Zefiro attraverso una sorta di vortice.

Al centro della composizione il pittore ha inserito la Dea Venere sul cui capo vola il piccolo Dio Cupido, Dio dell’Amore con l'arco il quale è intento a scagliare le sue frecce piene d’amore come simbolo dell'amore che sboccia come un fiore quando inizia la Stagione primaverile. Spostandoci verso la nostra sinistra, notiamo le meravigliose Tre Grazie che danzano leggiadre in una tipica figura di ballo di quei tempi e all’estrema sinistra, vediamo il Dio Mercurio con il braccio levato al cielo in atto di allontanare le nuvole. Da tutti questi personaggi possiamo capire che il Botticelli evoca un qualcosa di mitologico, infatti in quell’epoca si stava riscoprendo di nuovo il filone mitologico.

Ammirando l’opera con più attenzione, possiamo notare come la composizione è articolata in due blocchi figurativi divisi dalla Dea Venere che al centro è leggermente isolata e posta più in alto rispetto alle altre figure. Questa figura appare come se fosse incoronata da una sorta di cornice dalla forma di semicerchio composta dalle fronde di alberi verdi scuri e da un pezzo di cielo azzurro. La linea che nella pittura fiorentina era molto importante, diviene qua molto delicata e morbida, o anche molto decisa per assecondfg-firenzeare le esigenze del racconto artistico. La linea disegna con dolcezza le mani allacciate e l’ondeggiare dei veli trasparenti delle Tre Grazie. Suggerisce nella ripetizione di alcuni tratti sottili la fuga di Clori; anima come mossa dal vento, la veste di Flora, ma la linea diviene anche nitida, decisa, ferma per poter descrivere con precisione le figure della Dea Venere e del Dio Mercurio e nel sottolineare un ritmo verticale dei tronchi d’albero. Le linee dei corpi e delle vesti, riescono a creare una sorta di movimento, di danza molto suggestivo. I colori appaiono molto chiari e luminosi, il verde del fogliame e dei prati è molto intenso e crea quasi una sorta di cornice omogenea.

Il bianco sembra comunicarci una sensazione di candore, di purezza, viene usato sapientemente dal pittore, per esaltare la trasparenza dei veli, ove si cerca di indovinare le perfette forme dei corpi delle Grazie e di Clori. La tonalità più accesa e più calda che si può notare è quella usata nei manti di Mercurio e di Venere. La luce è distribuita e uniforme, illumina tutti i personaggi nello stesso modo, non si vede una fonte ben precisa, ma serve a staccare le figure dal resto del fondo. La prospettiva è assente, vediamo infatti la Dea Venere quasi fosse sollevata dal terreno ed i piedi sfiorano le corolle senza calpestarli come se levitasse. Il grande artista Botticelli inizia ed elabora quel filone di arte mitologica che in seguito avrà molto successo; con questo ritmo “musicale” della composizione, la dolcezza melodica della linea che avviluppa tutti i personaggi, rendono questa stupenda opera incantevole, melanconica evocazione di un mitico mondo perduto.

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